Francesco Curreli


MAPPE METROPOLITANE

2025

Tecnica mista su tela e legno
cm 70x70

L'opera " Mappe Metropolitane 2" è ispirata al movimento "Situazionista" di Guy Debord degli anni '50. In "Mappe Metropolitane 2" si configura una profonda indagine visiva sulla psicogeografia, concetto cardine del movimento.La città che influenza il comportamento degli individui ,che a loro volta scoprono una nuova percezione umana attraverso una mappa "ricostruita" che svela dinamiche nascoste nello spazio urbano. Motivazione dell'Opera La Deriva ( "Detournement" ) come Metodo Visivo: L'opera non rappresenta una pianta o mappa stradale oggettiva, ma traduce in pittura la pratica della "deriva", le linee spezzate e contorni neri marcati evocano il vagabondare senza meta, tipico del situazionismo, dove il percorso non è dettato dalla funzionalità urbana, ma dagli stimoli emotivi e dalle "atmosfere psicogeografiche" del paesaggio. Contrasto Cromatico e Riferimenti : L'esplosione centrale di toni caldi rappresenta un "nucleo emozionale" durante l'esplorazione urbana. Questo calore contrasta con le zone oscure e le masse nere, che sono interpretate come le barriere dell'architettura alienante della città ,della "Società dello Spettacolo" denunciata da Debord, in cui le masse di colore richiamano l'interesse situazionista per la comunicazione e il détournement ( la riappropriazione di elementi preesistenti in nuovi contesti). Questi inserti suggeriscono che la città è un testo da decodificare, un insieme di segni che influenzano la psiche di chi la attraversa.La città smette di essere un luogo di vita vissuta e di relazioni autentiche per diventare uno scenario progettato dal capitalismo per isolare gli individui e facilitare unicamente la circolazione delle merci. Decostruzione dello Spazio: I pannelli laterali dell'opera sono in tinta neutra bianco e nero su tavola, mentre l'immagine centrale è a colori su tela. Le linee sottili (le strade) che escono dall'opera , agiscono come un rifiuto al ridurre lo spazio all'interno del "QUADRO" urbano, questa volontà di uscire dal quadro, inteso anche come opera visiva,crea una sorta di filtro razionale che cerca di contenere il caos emotivo dell'esperienza vissuta. Questo riflette la tensione tra l'urbanistica funzionalista imposta e il desiderio del soggetto di riappropriarsi del proprio tempo e dei propri spazi. Conclusione In "Mappe Metropolitane 2", non sono rappresentati luoghi, ma "stati d'animo geografici". L'opera è un invito a guardare la metropoli non come un insieme di destinazioni, ma come un terreno fertile per l'esperienza soggettiva e la sovversione del quotidiano, riappropriarsi della città andando oltre la sua funzione.

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